Prima colazione in albergo e partenza verso il monte Nebo.
Dalla cima battuta dal vento, si gode un panorama che abbraccia il Mar Morto, la valle del Giordano, Gerico e le lontane colline di Gerusalemme. Qui Mosè vide la Terra Santa di Canaan in cui non sarebbe mai entrato. Morì e fu sepolto a Moab, “nella valle di fronte a Bethpeor”, ma la posizione esatta della sua tomba è tuttora sconosciuta.
Si dice che Geremia, dopo aver consultato l’Oracolo, nascose sul monte Nebo l’Arca dell’Alleanza, la Tenda del Signore e l’Altare dell’Incenso. Il monte Nebo divenne luogo di pellegrinaggio per i primi cristiani provenienti da Gerusalemme.
Qui nel IV secolo fu costruita una piccola chiesa per commemorare la morte di Mosè. Alcune pietre di questa chiesa si trovano ancora nella loro collocazione originale, in corrispondenza dell’abside. Nel V e VI secolo, la chiesa venne ampliata nella grande basilica che si può ammirare tutt’oggi, insieme alla collezione di sorprendenti mosaici bizantini.
Proseguirete con la visita di Madaba, che deve la sua fama a una serie di straordinari mosaici bizantini e umayyadi.
Qui si trova, fra l’altro, la nota mappa-mosaico di Gerusalemme e della Terra Santa, risalente al VI secolo: con i suoi due milioni di tessere di pietra vividamente colorata, raffigura colline, valli, villaggi e città fino al delta del Nilo.
La mappa-mosaico ricopre il pavimento della chiesa greco-ortodossa di San Giorgio, situata a nord-ovest del centro cittadino. La chiesa è stata edificata nel 1896 d.C., sulle rovine di un precedente santuario bizantino, risalente al VI secolo.
Altri straordinari mosaici, conservati nella chiesa della Vergine e degli Apostoli e nel Museo Archeologico, raffigurano una lussureggiante profusione di fiori e piante, uccelli e pesci, animali e bestie esotiche, nonché scene a carattere mitologico e ispirate ad attività quotidiane come caccia, pesca e agricoltura.
Le chiese e le case di Madaba ospitano del resto centinaia di altri mosaici, risalenti al periodo compreso tra il V e il VII secolo.
Partenza lungo la Strada dei Re.
Menzionata per la prima volta con questo nome nella Bibbia, la Strada dei Re corrisponde al percorso che Mosè intendeva seguire guidando la sua gente verso nord, attraverso la terra di Edom, identificata con l’odierna Giordania meridionale.
È tuttavia possibile che il nome derivi da un episodio ancora precedente illustrato nel capitolo 14 della Genesi, in cui si racconta come “quattro re del Nord” marciassero con i loro eserciti lungo questa strada per attaccare i cinque re delle Città della Pianura, fra cui le corrotte Sodoma e Gomorra.
Sosta al forte di Kerak, un oscuro dedalo di sale con volte in pietra e infiniti passaggi: quelli meglio conservati sono sotterranei e raggiungibili tramite una massiccia porta.
Di per sé, il castello è più imponente che propriamente bello, benché di grande interesse quale esempio del genio architettonico militare dei crociati.
Il più famoso signore di Kerak fu Reynald de Chatillon, la cui reputazione in fatto di tradimenti e brutalità non temeva rivali. Quando Baldovino II morì, suo figlio, tredicenne e affetto da lebbra, stipulò un accordo di pace con Saladino. Tuttavia, il “re lebbroso” morì senza lasciare eredi e Rinaldo approfittò dell’occasione per ottenere la mano di Stefania, ricca vedova del reggente assassinato. Rinaldo ruppe ben presto la tregua con Saladino, il quale tornò con un enorme esercito, pronto alla guerra. Rinaldo e il re Guido di Gerusalemme guidarono le forze crociate e subirono una pesante sconfitta. Rinaldo fu fatto prigioniero e venne decapitato da Saladino in persona, segnando l’inizio del declino della fortune crociate.
Il castello venne successivamente ampliato con l’edificazione di una nuova ala occidentale a opera degli Ayyubidi e dei Mamelucchi.
Arrivo a Petra in serata per la cena e il pernottamento (2 notti) al Movenpick Resort*****.